Al Chiostro del Bramante avevo davanti un gruppo di adulti che non disegnavano da vent'anni. Qualcuno aveva già detto "io non so disegnare" mentre ancora si stava sedendo. Mezz'ora dopo erano tutti in silenzio, con la matita in mano, a guardare una foglia come se fosse la prima volta che ne vedevano una.
Questo è quello che succede in un laboratorio d'arte e sostenibilità: il disegno diventa un pretesto per guardare davvero. Non per fare belle cose, ma per fermarsi, osservare, capire come funziona qualcosa che di solito attraversiamo senza vederlo.
Cosa succede davvero in un laboratorio
La struttura cambia in base al pubblico e al contesto, ma c'è una dinamica che si ripete quasi sempre. Nella prima parte c'è resistenza: "non so disegnare", "il mio sarà brutto", "perché disegno e non scrivo?". È normale. Il disegno ha questo effetto — espone, mette a nudo.
Poi succede qualcosa. La persona smette di preoccuparsi del risultato e comincia a guardare. Davvero guardare: la texture di una corteccia, la forma di un'ala, il modo in cui l'acqua riflette la luce. Il disegno diventa uno strumento di osservazione, non di performance.
E quando cominci a guardare davvero la natura — anche solo una foglia, anche solo un insetto — il tuo rapporto con quella natura cambia. Non in modo astratto: concretamente, in quel momento, c'è qualcosa di diverso tra te e il mondo fuori dalla finestra.
I laboratori non richiedono nessuna esperienza artistica. Il risultato estetico non è mai il punto. Il punto è il processo: osservare, riflettere, costruire una relazione visiva con un tema che di solito si affronta solo con le parole.
Per chi funzionano: i pubblici che ho incontrato
Ho fatto laboratori in contesti molto diversi — festival, musei, scuole, fiere, eventi aziendali. Ognuno con le sue caratteristiche:
Bambini e ragazzi in contesto scolastico o museale. Il disegno è per loro uno strumento naturale, ma spesso la scuola lo ha già trasformato in qualcosa che "si fa bene o si fa male". Recuperare il piacere dell'osservazione senza giudizio è il lavoro principale. Ho collaborato con Lucca Comics & Games, ARF! Festival, Più libri più liberi e il PINAC di Brescia.
Adulti in musei e centri culturali. Il Chiostro del Bramante è il contesto che amo di più per gli adulti: arrivano come visitatori e diventano partecipanti. L'arte intorno a loro — e la storia degli spazi — entra nel laboratorio in modo naturale.
Team aziendali. Le aziende che lavorano su sostenibilità e impatto usano i laboratori come attività di team building non convenzionale. Non si tratta di fare un disegno "bello" insieme, ma di costruire — attraverso un'esperienza visiva condivisa — un vocabolario comune sui temi che l'azienda vuole affrontare.
Partecipanti a festival e fiere. Formato più breve (60–90 minuti), spesso aperto al pubblico generico. L'obiettivo è creare un momento di qualità in mezzo al caos di un festival — uno spazio di attenzione in un contesto di sovrastimolazione.
Sei un museo, una scuola, un festival o un'azienda?
Progettiamo insieme →Temi: cosa si esplora
Il tema del laboratorio dipende dal contesto, ma c'è un filo rosso che attraversa quasi tutto il mio lavoro: la connessione tra chi disegna e il mondo naturale.
I temi che esploro più spesso:
- Disegno naturalistico — osservazione di piante, insetti, ecosistemi locali; il disegno come strumento scientifico e poetico allo stesso tempo
- Crisi climatica e biodiversità — come visualizzare l'invisibile? Come dare forma a processi lenti e complessi?
- Natura urbana — cosa vive in una città? Cosa non vediamo perché non sappiamo guardare?
- Racconto ambientale — come costruire una narrativa visiva su un tema ambientale in pochi schizzi?
- Visual thinking applicato — usare il disegno per mappare problemi complessi, costruire connessioni, trovare soluzioni
"È stato il momento più interessante del festival. Le persone si fermavano, si sedevano, disegnavano. In un contesto dove tutto corre, quella lentezza era preziosa."
— Organizzatore festival, feedback post-laboratorio
Cosa producono i partecipanti
Il materiale prodotto durante un laboratorio non è solo un souvenir. Spesso ha una vita successiva:
Mostre. I disegni dei partecipanti vengono raccolti e esposti — nel museo, nel festival, nell'ufficio dell'azienda. Trasformare il lavoro di laboratorio in una mostra crea senso di appartenenza e dà valore pubblico all'esperienza.
Pubblicazioni. Taccuini illustrati, zine, fascicoli che documentano il lavoro fatto. È un modo per dare continuità a un'esperienza che altrimenti rimane nella memoria individuale.
Graphic recording collettivo. In alcune sessioni il laboratorio produce una grande tavola visiva collettiva — ognuno contribuisce a un pezzo, e il risultato finale è una sintesi condivisa della giornata.
A Lucca Comics & Games ho condotto un laboratorio sul disegno naturalistico con 40 ragazze e ragazzi. Alla fine avevamo un taccuino collettivo con 40 interpretazioni diverse dello stesso coleottero. Nessun disegno era "sbagliato". Tutti erano diversi. Tutti erano esatti.
Come strutturare un laboratorio: il processo di progettazione
Ogni laboratorio viene progettato su misura. Non esiste un format preconfezionato che funziona in tutti i contesti. Il processo parte sempre da alcune domande:
Chi partecipa? Età, background, livello di familiarità con temi ambientali e con il disegno. Un laboratorio per bambini di 8 anni e uno per manager di 45 anni hanno strutture completamente diverse.
Qual è l'obiettivo? Sensibilizzare su un tema, costruire comunità, produrre materiale, creare un momento di pausa? L'obiettivo determina il format.
Qual è il contesto? Un museo con spazi ampi e luce naturale è diverso da una sala conferenze. Un festival all'aperto è diverso da una scuola. Il contesto fisico entra nel laboratorio.
Quanto tempo c'è? 60 minuti, mezza giornata, un percorso su più sessioni? La durata determina la profondità.
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